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La libertà digitale non può essere esercitata a discapito della verità e della dignità umana.

SENTENZE

  • Tribunale di Milano, sentenza 2023: condanna Google per ritardo nella deindicizzazione, riconoscendo il danno morale. 

  • Cassazione, ordinanza 8 giugno 2022 n. 18430: riafferma la responsabilità del motore di ricerca, definendo i limiti della neutralità e la tutela del diritto all’oblio. 

  • Corte di Giustizia UE, caso “Google Spain” (C-131/12): riconosce che l’attività di un motore di ricerca costituisce trattamento di dati e può violare diritti fondamentali.

  • Giurisprudenza consolidata italiana: riconosce la legittimazione ad agire per la deindicizzazione e la responsabilità per mancato intervento tempestivo.

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L’attuale Class Action inibitoria mira velocizzare i tempi di deindicizzazione chiedendo al Tribunale di Milano d’imporre  a Google di modificare la procedura di deindicizzazione che dovrebbe essere completamente diversa dall’attuale modello automatizzato e opaco. 

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Non si chiede un indennizzo, ma un principio: che un algoritmo non possa continuare a violare i diritti delle persone.

La procedura di deindicizzazione dovrebbe consentire all’interessato di allegare documenti di prova ed obbligare Google a svolgere una valutazione concreta e individualizzata del caso, esaminando le circostanze specifiche, bilanciando il diritto alla reputazione con la libertà di informazione e motivando in modo chiaro l’eventuale rigetto 

 

La risposta non può essere standardizzata né automatica, né può mancare un interlocutore umano. 

 

Inoltre la deindicizzazione deve essere effettiva e completa, includendo la rimozione di tutti gli URL, contenuti equivalenti, versioni in altre lingue, immagini collegate e suggerimenti di completamento automatico, evitando soluzioni parziali che svuotano il diritto all’oblio 

La class action chiede al Tribunale di Milano di emettere un provvedimento inibitorio contro Google, obbligandola a cambiare radicalmente la procedura di deindicizzazione. In particolare, si chiede che Google sia obbligata a:

 

1.⁠ ⁠Adottare una procedura conforme al GDPR

Con requisiti minimi non negoziabili, tra cui:

    •    la possibilità per l’utente di allegare documenti di prova a sostegno della richiesta;

    •    una valutazione concreta, individualizzata e trasparente del caso;

    •    il divieto di usare risposte standardizzate o automatizzate, imponendo invece una motivazione specifica del rigetto.

 

2.⁠ ⁠Rimuovere effettivamente tutti gli URL

Non solo l’URL indicato, ma tutte le copie, varianti, traduzioni, mirror, per rendere la deindicizzazione completa e non solo formale.

 

3.⁠ ⁠Cessare immediatamente le condotte illegittime

Il Tribunale deve dichiarare illecito il comportamento sistematico di Google e inibirlo con effetto immediato.

 

4.⁠ ⁠Adottare ogni misura per rimuovere gli effetti delle violazioni

Google deve eliminare le conseguenze dei propri inadempimenti, anche sul piano organizzativo e procedurale.

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Richiesta
di inibitoria

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