Richiesta di inibitoria02 — 04

La libertà digitale non può essere esercitata a discapito della verità e della dignità umana.

Esito · 5 ottobre 2026Il Tribunale di Milano ha accolto l’azione inibitoria collettiva.Google dovrà consentire di allegare documenti a sostegno delle richieste di deindicizzazione e motivare l’eventuale diniego sulla base dei documenti presentati, entro il 15 novembre 2026.Leggi il comunicato Scarica il comunicato (PDF)
Sentenze

I precedenti

  1. Tribunale di MilanoSentenza 2023

    Condanna Google per ritardo nella deindicizzazione, riconoscendo il danno morale.

  2. Corte di CassazioneOrdinanza 8 giugno 2022 n. 18430

    Riafferma la responsabilità del motore di ricerca, definendo i limiti della neutralità e la tutela del diritto all’oblio.

  3. Corte di Giustizia UECaso “Google Spain” (C-131/12)

    Riconosce che l’attività di un motore di ricerca costituisce trattamento di dati e può violare diritti fondamentali.

  4. Giurisprudenza italianaOrientamento consolidato

    Riconosce la legittimazione ad agire per la deindicizzazione e la responsabilità per mancato intervento tempestivo.

L’attuale Class Action inibitoria mira a velocizzare i tempi di deindicizzazione chiedendo al Tribunale di Milano d’imporre a Google di modificare la procedura di deindicizzazione, che dovrebbe essere completamente diversa dall’attuale modello automatizzato e opaco.

Non si chiede un indennizzo, ma un principio: che un algoritmo non possa continuare a violare i diritti delle persone.

La procedura di deindicizzazione dovrebbe consentire all’interessato di allegare documenti di prova ed obbligare Google a svolgere una valutazione concreta e individualizzata del caso, esaminando le circostanze specifiche, bilanciando il diritto alla reputazione con la libertà di informazione e motivando in modo chiaro l’eventuale rigetto.

La risposta non può essere standardizzata né automatica, né può mancare un interlocutore umano.

Inoltre la deindicizzazione deve essere effettiva e completa, includendo la rimozione di tutti gli URL, contenuti equivalenti, versioni in altre lingue, immagini collegate e suggerimenti di completamento automatico, evitando soluzioni parziali che svuotano il diritto all’oblio.

Il petitum

Cosa chiediamo che Google sia obbligata a fare

La class action chiede al Tribunale di Milano di emettere un provvedimento inibitorio contro Google, obbligandola a cambiare radicalmente la procedura di deindicizzazione. In particolare, si chiede che Google sia obbligata a:

  1. 01

    Adottare una procedura conforme al GDPR

    Con requisiti minimi non negoziabili, tra cui:

    • la possibilità per l’utente di allegare documenti di prova a sostegno della richiesta;
    • una valutazione concreta, individualizzata e trasparente del caso;
    • il divieto di usare risposte standardizzate o automatizzate, imponendo invece una motivazione specifica del rigetto.
  2. 02

    Rimuovere effettivamente tutti gli URL

    Non solo l’URL indicato, ma tutte le copie, varianti, traduzioni, mirror, per rendere la deindicizzazione completa e non solo formale.

  3. 03

    Cessare immediatamente le condotte illegittime

    Il Tribunale deve dichiarare illecito il comportamento sistematico di Google e inibirlo con effetto immediato.

  4. 04

    Adottare ogni misura per rimuovere gli effetti delle violazioni

    Google deve eliminare le conseguenze dei propri inadempimenti, anche sul piano organizzativo e procedurale.