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Comunicato stampa4 min di lettura

Diritto all’oblio, il Tribunale di Milano ordina a Google di modificare le procedure per la gestione delle richieste degli utenti

Per i giornalisti

Comunicato stampa · 5 ottobre 2026

Il comunicato ufficiale sulla decisione del Tribunale di Milano, pronto da scaricare e citare. Per interviste, approfondimenti e materiali contatta l’ufficio stampa.

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Accolta l’azione inibitoria collettiva promossa da alcuni membri di Algopolio. Google dovrà consentire agli utenti di produrre documenti a sostegno delle richieste di deindicizzazione e dovrà motivare eventuali dinieghi in modo immediatamente comprensibile. La decisione rappresenta un passaggio importante per la piena effettività di un diritto previsto dal GDPR, con ricadute di rilevanza nazionale ed europea.

Milano, 5 ottobre 2026 | Il Tribunale di Milano ha accolto l’azione inibitoria collettiva promossa da alcuni membri dell’associazione Algopolio, assistiti dagli Avvocati Prof. Barbara Randazzo e Ruggero Rudoni dello Studio legale ORALEX e dagli Avvocati Francesco Dagnino e Silvia Cossu dello Studio legale LEXIA, nei confronti di Google LLC, Google Ireland Limited e Google Italy S.r.l.

La decisione censura le modalità con le quali Google gestisce le richieste formulate dagli utenti per l’esercizio del diritto all’oblio ai sensi degli articoli 17 e 21 del GDPR, riconoscendo come le procedure attuali ne inibiscano di fatto l’esercizio.

Il Tribunale ha, in primo luogo, ordinato a Google di modificare le procedure e modulistiche a disposizione degli utenti, consentendo loro di allegare documentazione a supporto della propria richiesta di deindicizzazione. In secondo luogo, ha imposto a Google di motivare, sulla base di una valutazione dei documenti presentati dall’interessato, l’eventuale diniego onde consentirgli di comprenderne in maniera immediata ed effettiva le ragioni.

Google dovrà dunque modificare le proprie procedure e modulistiche entro il 15 novembre 2026, con una consistente sanzione economica per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione dell’ordine.

Una decisione che rafforza e tutela l’esigenza di effettività dei diritti nell’ambiente digitale

La decisione assume particolare rilievo perché interviene non soltanto sulla gestione di singole richieste, ma sul funzionamento della procedura attraverso la quale gli utenti possono esercitare nei confronti di un motore di ricerca globale un diritto riconosciuto dalla normativa europea.

Il tema era al centro dell’azione avviata nel novembre 2025, con cui alcuni membri di Algopolio, con altri ricorrenti, avevano contestato le procedure di Google nella gestione delle richieste di deindicizzazione, in quanto ritenute standardizzate e non adeguatamente individualizzate.

“La nostra battaglia è sempre stata prima di tutto una battaglia per l’effettività dei diritti fondamentali” dichiara il Prof. Vincenzo Morabito, Presidente di Algopolio e primo ricorrente. “Un diritto esiste realmente solo se una persona è messa nelle condizioni di esercitarlo. Il punto è intervenire su un meccanismo che incide concretamente sulla vita delle persone e sulla possibilità di difendere la propria reputazione e dignità. La decisione del Tribunale tocca proprio quel meccanismo: chi si rivolge a Google dovrà poter rappresentare pienamente il proprio caso, produrre la documentazione necessaria e comprendere le ragioni di un eventuale diniego.”

Una questione che supera i confini italiani

La pronuncia del Tribunale di Milano riguarda l’applicazione concreta degli articoli 17 e 21 del GDPR e pone quindi una questione che può assumere una rilevanza ben oltre il singolo procedimento italiano. Il diritto all’oblio è, infatti, riconosciuto dalla normativa europea e Google opera attraverso procedure destinate a milioni di utenti nell’Unione. La decisione italiana è pioniera nell’assicurare e garantire tutela a tutti gli utenti dell’Unione.

La Prof. Avv. Barbara Randazzo di ORALEX, che assiste i ricorrenti, dichiara: “La decisione è di sicuro interesse per la tutela dei diritti fondamentali sotto un duplice profilo. Sul piano processuale, chiarisce le complesse problematiche sottese al radicamento della giurisdizione italiana rispetto ad azioni di classe e collettive avviate nei confronti dei giganti del web, così assicurando il diritto di accesso al giudice. Sul piano sostanziale, il Tribunale rilegge la normativa europea alla luce della giurisprudenza della Corte di giustizia dell’UE, esigendo procedure individualizzate, non automatizzate, a tutela del diritto all’oblio”.

L’Avv. Silvia Cossu di LEXIA, che assiste i ricorrenti, osserva: “Il Tribunale ha finalmente reso sostanziale una tutela prevista dal GDPR che le procedure di Google avevano svilito e reso meramente formale. Davvero positivo è anche il fatto che il Tribunale abbia, come richiesto, ritenuto di pronunciare l’ordine nei confronti di Google LLC, superando l’eccezione di difetto di giurisdizione formulata dalla relativa difesa. Anche l’accertamento della giurisdizione italiana per una controversia di questo tipo costituisce un rafforzamento delle tutele degli utenti”.